53+47= 100. Perde la vita nel 1960 a 47 anni, 53 anni fa. Fatale incidente stradale a Villeblevin in Borgogna, Francia centro-nord, assieme al suo amico e editore Michel Gallimard.

(foto: Camus e Gallimard)

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(foto Camus a Parigi, 1940)

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Oggi, giovedì 7 novembre 2013, la Grande Librairie di Aix-en-Provence celebra il centenario della nascita di uno dei maggiori pensatori del ventesimo secolo. Edizione speciale di France5 che si svolge all’interno della biblioteca Méjane, dove sono conservati gli archivi Camus. Per l’occasione ci sono: la figlia, Catherine Camus,  l’amico giornalista Jean Daniel, il drammaturgo francese Michel Virnaver ed altri scrittori quali Alexis Jenni, premio Goncourt 2011 per L’arte francese della guerra – in via di traduzione e pubblicazione presso Mondadori – il romanziere/saggista francese Philippe Forest, la saggista americana Alice Kaplan, lo scrittore sudafricano André Brink e il drammaturgo rumeno Virgil Tanase, biografo di Camus.

Link alla puntata speciale di France5 presso la Grande Librairie (il video, in francese, dura un’oretta. E’ stupenda questa reunion di grandi e La Grande Libraire, una figata, François Brsnel, il giornalista di F5, un altro grande!):

http://www.france5.fr/emissions/la-grande-librairie/diffusions/07-11-2013_148509

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Albert Camus riceve il premio Nobel nel 1957, a 43 anni. E’ appena uscita La caduta (La chute, 1956), ha già scritto Lo straniero (L’étranger, 1942) e La peste (La peste, 1947), i tre grandi romanzi che l’hanno già consacrato a mostro della letteratura internazionale. Altri due, Una morte felice (Une mort hereuse, 1971) e Il primo uomo (Le premier homme, 1959-1994) escono postumi e quest’ultimo, incompiuto. Il manoscritto dell’ ultimo romanzo (autobiografico) è trovato assieme al corpo ormai privo di vita, tra i rottami. E da qui la figlia ricostruisce e pubblica il romanzo.

E il nostro grande Gianni Amelio ne ha tratto un gioiellino di film, Il primo uomo, appunto, una collaborazione italo-francese-algerina (premio FIPRESCI al Toronto Film Festival, 2011), dove l’attore francese Jacques Gamblin è il magistrale interprete di Jacques Cormery, alter-ego di Camus (e il doppiaggio italiano è realizzato dai nostri migliori attori-doppiatori: Pierfrancesco Favino, Maya Sansa – che interpreta anche il ruolo della giovane madre nel film – Sergio Rubini, Ricky Tognazzi, Kim Rossi Stuart, Giancarlo Giannini, e altri). In Il primo uomo, Camus-Cornery ritorna nella sua Algeria, per ritrovare la madre e le tracce del padre, caduto nella prima guerra mondiale per “servire un paese che non era il suo”, come disse lo stesso Camus. Sembra un caso fortuito che Camus stesse scrivendo questo suo pezzo di vita, momento in cui si ricercano le proprie origini o tracce del proprio passato, periodo in cui si ritorna nella terra dove si è nati o cresciuti. Un romanzo personale, intimo, come lo è il film in cui non ci sono molti dialoghi ma il corpo in uno spazio “estraneo”, le immagini, i profumi o odori, le sensazioni e le impressioni, vere protagoniste.

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Brillante fin da piccolo negli studi, Albert Camus si laurea nel 1936 in filosofia presso la prestigiosa università di Algeri, con una tesi su Plotino e Sant’Agostino. Diventa giornalista e scrive su Alger-Républicain, ma, a seguito di un articolo contro il governo, viene licenziato. Si trasferisce in Francia nel ’40, dove diventa segretario di redazione dello stesso giornale, divenuto Soir-Républicain. Edward Said in Cultura e imperialismo, scrive: “Camus è una figura di particolare rilievo nella terribile e caotica situazione delle colonie francesi durante il faticoso processo di decolonizzazione del Novecento. Egli appartiene al periodo finale dell’imperialismo al quale è sopravvissuto, sino ai giorni nostri, come scrittore «universalista» le cui radici affondano in un colonialismo ormai dimenticato”. L’Algeria, tuttavia, non ha ancora corrisposto l’amore di Camus per la sua terra: non viene insegnato a scuola, non si trovano le sue opere nelle biblioteche o nelle librerie, pochissime le targhe commemorative. “La sua Algeria l’ha cancellato”, come sostiene lo scrittore algerino Hamid Grine. E, cosa peggiore, nessun evento commemorativo è stato programmato per questo centenario. Un tale rifiuto riflette, in parte, le ferite della guerra civile degli anni ’90 teatro di guerra tra i militanti islamici e il regime militare (centomila vittime, soprattutto civili). Ma è anche il prodotto di una complessa visione politica camusiana: nonostante la sua simpatia per gli Arabi e la sua contrarietà al colonialismo francese, Camus ha sempre sostenuto che l’Algeria dovesse rimanere parte della Francia. Il governo algerino, formato dai sopravissuti combattenti per l’indipendenza, ha intenzionalmente dimenticato il suo maggior scrittore: “Camus è considerato un colonialista ed è ciò che viene insegnato nelle scuole, ma nonostante abbia vissuto in Francia negli ultimi decenni era completamente algerino”, afferma la figlia dello scrittore, Catherine.

L’ amico e collaboratore Jean-Paul Sartre, poi acerrimo nemico, scriveva, nel 1945 su Vogue: “L’opera di Camus ci offre la promessa di una letteratura classica, senza illusioni, ma piena di fiducia nella grandezza dell’umanità; dura, ma senza inutile violenza, appassionata ma riservata… una letteratura che si sforza di descrivere la condizione metafisica dell’uomo pur partecipando pienamente ai movimenti della società”.

Comunista prima, più per la sua ideologia contraria al franchismo spagnolo, anarchico poi, anche dopo la guerra, Camus è impegnato civilmente, a sostegno delle sua ideologia fondante che è quella della difesa dell’uomo della propria dignità.

E’ attaverso la lettura di La Douleur di André de Richaud, durante gli anni all’università di Algeri, grazie al suo professore di filosofia e poi grande amico, Jean Grenier, che Camus scopre la sua vocazione di scrittore. Probabilmente il giovane Albert si riconosce in questa storia, dove la protagonista, Thérèse Delombre, perde il marito all’inizio della prima guerra mondiale e si ritrova da sola, in campagna, con un figlio di dieci anni che sarà coperto dalle cure materne avide, che faranno sì che il figlio dorma nello stesso letto. Giovane donna, abbandonata al suo dolore e al suo desiderio insaziabile di contatto umano…..

Di Camus si è parlato come di un artista ribelle, indifferente, esistenzialista: ben venga, ma si devono intendere i termini in maniera prettamente filosofica e all’interno di quella dualità ben interpretata dal signor Mersault in Lo straniero. Gli anni dell’esistenzialismo ateo puro e della collaborazione con Les temps modernes di Jean-Paul Sartre sono la prima parte. C’è una seconda parte, in cui si aggiungono altri valori, contrapposti ma complementari… Sempre ateo ma con un’apertura verso l’uomo.

Straniero nella sua Algeria, dove ritorna, dicevamo, per ritrovare la madre ormai vecchia, in un’Algeria, allora colonia francese, in pieno conflitto tra il Fronte Nazionale di Liberazione e l’esercito francese, in un’Algeria dove l’impossibilità di convivenza tra arabi e francesi si traduce in attentati e pratiche di tortura. E qui Camus diventa il solo ambasciatore della causa algerina di decolonizzazione (o indipendenza, che dir si voglia).

“Mia madre è morta oggi, o forse ieri, non so”. E’ la frase che apre Lo straniero, romanzo, il suo primo, pubblicato all’età di 29 anni, che da solo gli varrebbe l’ascesa all’empireo dei grandi filosofi del ‘900 (vende più di centomila copie nella Parigi occupata). Qui, l’alter-ego dello scrittore è il signor Mersault, totalmente distaccato, estraneo ai sentimenti che un essere umano potrebbe provare alla morte della propria madre. Poi, prosegue descrivendo tutt’altro che il proprio (inesistente) dolore, come sarebbe naturale/umano in tale situazione: il telegramma ricevuto dall’ospizio, il viaggio lungo ed estenuante per arrivarci, il colloquio col direttore, gli anziani, l’amore per Maria, privo di sentimenti: tutto in una cornice quasi comica. L’ambiente e la natura influiscono negativamente: fa talmente caldo (siamo ad Algeri) che non è capace di commuoversi. Nel corso di questo breve ma intenso romanzo il protagonista ha la sua catarsi, qualcosa cambia, c’è una seconda parte: da un’estraneità totale ad un avvicinamento alla morte (e qui è il caso di menzionare l’episodio dell’uccisione dell’arabo, da cui il pezzo Killing an Arab dei Cure), per arrivare ad una totale comunione e simbiosi con la natura e con gli esseri umani: “Mi sono sentito pronto a rivivere tutto…. Mi aprivo per la prima volta alla tenera indifferenza del mondo, la sentivo così uguale a me, così fraterna, sentivo che ero stato felice e che lo ero ancora. E per sentirmi meno solo non mi restava che desiderare che ci fosse molta gente il giorno della mia esecuzione, e che mi accogliessero tutti con grida di dolore”. Così si chiude questo romanzo seminale che resta una delle opere maggiori dello scrittore algerino: una scrittura basata sulla massima semplicità e il messaggio della solitudine esistenziale dell’essere perseguitato dall’assurdo. Nella prefazione all’edizione americana del romanzo lo stesso Camus riassume il significato che quest’opera assume:

“…J’ai résumé L’Étranger, il y a longtemps, par une phrase dont je reconnais qu’elle est très paradoxale : ‘Dans notre sociéte tout homme qui ne pleure pas à l’enterrement de sa mère risque d’être condamné à mort.’ 
Je voulais dire seulement que le héros du livre est condamné parce qu’il ne joue pas le jeu. En ce sens, il est étranger à la société ou il vit, il erre, en marge, dans les faubourgs de la vie privée, solitaire, sensuelle. Et c’est pourquoi des lecteurs ont été tenté de le considérer comme une épave. Meursault ne joue pas le jeu. La réponse est simple: il refuse de mentir. 
[…] 
…On ne se tromperait donc pas beaucoup en lisant dans L’Étranger l’histoire d’un homme qui, sans aucune attitude héroïque, accepte de mourir pour la vérité. 
Meursault pour moi n’est donc pas une épave, mais un homme pauvre et nu, amoureux du soleil qui ne laisse pas d’ombres. Loin qu’il soit privé de toute sensibilité, une passion profonde, parce que tenance l’anime, la passion de l’absolu et de la vérité. Il m’est arrivé de dire aussi, et toujours paradoxalement, que j’avais essayé de figurer dans mon personnage le seul christ que nous méritions. 
On comprendra, après mes explications, que je l’aie dit sans aucune intention de blasphème et seulement avec l’affection un peu ironique qu’un artiste a le droit d’éprouver a l’égard des personnages de sa création.”

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La trama: la storia, in breve, riguarda un uomo, Meursault, apparentemente ordinario, che senza nessuna ragione palese commette un omicidio. La sua reazione a questo evento è analizzata e studiata dall’autore.

L’omicida ha una reazione apparentemente insensibile, non perché egli non provi sentimenti, quanto piuttosto perché egli matura dentro di sé la coscienza che la sua vita non è niente di quello che lui aveva pensato che fosse.

Meursault è uno straniero a tutto e a tutti proprio perché si rifiuta di rispettare le regole del gioco che la società gli vorrebbe imporre.
A cominciare dal funerale della madre, evento di apertura del romanzo, egli si mostra “straniero”: non versa nemmeno una lacrima e continua a vivere la propria vita come nulla fosse.

Nel rapporto con l’amante Maria, si mostra privo di ogni sentimento e sensibilità.

La lucida indifferenza di Meursault spaventa fino all’orrore la società civile che decreterà la sua morte e la sua inadeguatezza al mondo. Sono la sua calma impenetrabile e la sua mancanza di rimorsi a disorientare.

Egli rimarrà comunque fedele fino in fondo al suo modo di essere e persino nella sua cella, ormai prossimo alla morte, negando la sua fede in Dio si rifiuterà di mentire, urlando la sua rabbia al mondo e respingendo il prete giunto a confessarlo. 

Meursault diventa un mito, quello “dell’uomo che non vuole giustificarsi” e si distingue proprio perché, mentre tutti si comprendono perché si vestono degli stessi valori, degli stessi pensieri, per paura di restare soli, egli non ha di queste paure e percorre con coraggio e coerenza la sua strada.

Qui il film prodotto da Luchino Visconti nel 1967. Marcello Mastroianni interpreta Arthur Mersault e la carinissima Anna Karina, Maria. Sottotitoli in portoghese.

Same movie with English subtitles:

“Cio’ che so con maggior certezza sulla moralità e sul dovere, lo devo al calcio”. Sì, perchè, se non fosse stato per la tubercolosi, Camus sarebbe diventato un portiere di calcio. Ma qui si aprirebbe un’altra pagina della vita dell’autore e, volendo, sulla letteratura e lo sport. Per i più curiosi rimando al link,  tratto da una traduzione del Frankfurter Allgemeine Zeitung, 1997, Il portiere di calcio più esistenzialista del pianeta:

http://www.sagarana.net/archiviolavagne/lavagne/69.htm

Una curiosità: per scrivere questo romanzo Camus s’ispira a La mort hereuse (La morte felice, 1971, ed. ita. 1974), romanzo uscito postumo che lo scrittore avrebbe abbandonato nel 1938 per scrivere Lo straniero.

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Altro argomento caro a Camus è il suicidio: in che modo (il suicidio) può essere la risposta all’assurdità del mondo? Nel suo saggio filosofico Il mito di Sisifo (Le mythe de Sisiphe, 1942) dice: “C’è un solo serio problema che valga la pena di discutere: il suicidio. Dire se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta è molto importante perché porta ad una serie di risposte che sono fondamentali per la filosofia”. Sapeva altresì prendersi gioco dell’umano agire, soprattutto da giovane, quando scherzava dicendo: “L’unica cosa importante è decidere quale sia la forma più sublime di suicidio: il matrimonio, un lavoro di 40 ore settimanali o una pistola”. Ricordiamo che Sisifo, nella mitologia greca, è un mortale condannato da Zeus: per aver osato sfidare gli dèi Zeus decide che Sisifo avrebbe dovuto spingere un masso dalla base alla cima di un monte. Tuttavia, ogni volta che Sisifo raggiungeva la cima, il masso rotolava nuovamente alla base del monte. Ogni volta, e per l’eternità, Sisifo avrebbe dovuto ricominciare da capo la sua scalata senza mai riuscirci. Esiste anche il modo di dire: è una fatica di Sisifo, per dire che si fa uno sforzo immane per ritornare al punto di partenza. Dobbiamo immaginare Sisifo felice.

(Sisiphe)

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L’uomo in rivolta (L’Homme revolté, 1951) è un saggio in cui il nostro autore affronta i temi dell’omicidio e della rivolta violenta e analizza le motivazioni socio-psicologiche che portano a cotanta violenza o al terrorismo… Questo saggio è la causa del dissidio tra Sartre e Camus: i loro pensieri eran diventati ormai dissonanti, ma la “dissonanza non era semplicemente quella tra due uomini di sinistra che possono trovare un accordo: era una voragine, che in certo modo segna una delle spaccature storiche all’interno della sinistra europea”, come scrive Castronuovo nel suo “Episodio emblematico d’intolleranza intellettuale”

http://www.bibliomanie.it/emblema_intolleranza_intellettuale_sartre_camus_castronuovo.htm

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Qui il filmato da youtube, Camus vs Sartre, documentario BBC

Per capire un po’ più approfonditamente il significato di Camus nel xxi secolo, si consiglia la lettura di Elements of a life di Robert Zaretsky o, dello stesso autore A life worth living: Albert Camus and his quest of meaning e le stesse Cronache Algerine di Camus.

(foto in basso: copertina del saggio Cronache algerine, nell’edizione americana con un’introduzione di Alice Kaplan)

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Temi caldi e alquanto attuali, a più di mezzo secolo di distnza. E qui poniamoci una domanda semplice su cui poter riflettere e come pausa del nostro dissertare di Camus: se l’uomo sta ancora a far la guerra e a versar lacrime… allora significa che l’umanità intera è al suo stadio adolescenziale di sviluppo globale?

Se siete stanchi dopo queste tre paginette, prendetevi il vostro tempo… fate una pausa e riprendete appena vi è possibile. Riflettete intanto su questa domanda. O guardatevi il film di Amelio stasera o domani e ritornate su questa lettura in seguito. Anche il cervello, come lo stomaco, ha bisogno di metabolizzare.

Cappotto a collo alzato, sigaretta pendente di lato della bocca, occhi un po’ socchiusi che ti scrutano di sguincio, o sguardo basso: sono solo un paio dei suoi ritratti più conosciuti che lo accomunano all’icona ribelle del cinema americano e internazionale e che fanno di lui il James Dean della filosofia. Come Dean è morto giovane in un incidente stradale: questo non fa che aumentarne la seduzione. Camus è definito anche l’Humphrey Bogart della letteratura, non ultimo il suo fascino sulle donne.

Dopo più di mezzo secolo dalla morte si parla ancora di lui, dello “straniero”, non solo per l’accadimento del centenario dalla nascita, ma sempre, soprattutto in quanto una delle immense menti del XX secolo.

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Una delle ragioni per leggere Camus nella sua interezza è che le sue opere sono capolavori che esplorano la condizione umana con un grado di sfaccettature e ricchezza d’analisi che i sistemi filosofici tradizionali non sono in grado di raggiungere. E come Eschilo e Sofocle, i grandi poeti tragici, egli sceglie di parlare direttamente della/alla/nella condizione presente e facendo ciò, ammette di non avere tutte le risposte… La grandezza dell’uomo sta nel fatto, dice, che le decisioni dell’uomo sono (o dovrebbero essere, ndr) più forti della sua condizione. Probabilmente perché egli stesso estraneo/esiliato, sentiva così forte il bisogno di capire l’uomo e il suo mondo. A parte La caduta, i suoi romanzi sono ambientati in Algeria. La maggior parte della sua vita adulta la trascorre in Francia. Un pied-noir (termine che letteralmente significa “piede nero” e che sembra derivare dal colore nero dei piedi dei marinai del mediterraneo sporchi di carbone o dagli stivali neri dei soldati francesi, usato per definire quel milione di coloni europei che vivevano in Algeria durante il dominio francese), figlio di una prima generazione di immigrati francesi in Algeria: nato il 7 novembre del 1913 a Mondovi – oggi Dréan – cittadina non lontana dalla costa nord orientale algerina, a pochi chilometri dal confine tunisino, da padre – Lucien Auguste Camus – figlio di immigranti francesi della regione di Bordeaux, contadino presso un’azienda agricola e da madre – Catherine Hélène Sintès-Camus – lavandaia sorda e analfabeta, di origine spagnola. La madre era in grado di leggere il labiale ma molti pensavano che fosse muta o mentalmente ritardata; il suo vocabolario constava di sole 400 parole ed è curioso il fatto che Albert andasse spesso al cinema con la madre e con la nonna materna e leggeva loro i sotto-titoli ad alta voce. Il padre muore durante la battaglia della Marna della prima guerra mondiale e Albert cresce con la madre e un fratello maggiore, Etienne. Camus ammira la stoica sopportazione della madre, a cui è devoto. Ed è così che si forma in lui l’empatia per gli “ultimi”, i poveri e gli oppressi e il voler dar voce a chi non ce l’ha.

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Foto: Albert Camus, al centro vestito di nero, all’età di sette anni, nella bottega dello zio ad Algeri, 1920.

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La vita non doveva certo scorrere serena per Camus che ancora ragazzo, si trasferisce con la famiglia (padre, madre, nonna materna e fratello, Etienne) alla periferia di Belcourt in un quartiere popolare, dove risiedevano le famiglie della classe operaia, e in cui la non sempre facile convivenza tra arabi e “piedi neri” era una costante. Una cucina minuscola, tre stanze da letto piccolissime su un corridoio buio. La stanzetta, divisa col padre Lucien, era neanche 4×4, una finestrella grigliata. Il cucinino aveva una minuscola terrazza che dava su una strada affollata, dove alberi ombreggiavano immobili di 3 o 4 piani,  bianchi e deteriorati, con tetti arancioni e balconi davanti a cui pendevano i panni ad asciugare. E quell’edificio di due piani, con un negozio di abiti da sposa al piano terra, c’è ancora a Belcourt, in rue de Lyon 93. Non è cambiato quasi nulla dall’adolescenza di Camus: a Belcourt, passeggiando per il centro, si passa davanti a bar dove anziani arabi giocano a domino e sorseggiano tè alla menta e le vie sono un microcosmo della società mista algerina: si incontrano donne vestite all’occidentale con una baguette appena comprata presso qualche fornaio francese e la classica coppia salafita, uomo barba lunga e vestito lungo bianco e donna dal viso nascosto dal niqab nero.

Ed è proprio in quest’Algeria che Camus, qualche anno prima dell’icidente, ritorna col suo amico Michel Gallimard. Ma, a differenza di Ulisse che ritorna ad Itaca dopo varie peregrinazioni e scocca la freccia dal suo pesante arco che nessuno riesce a tendere, Camus, ritornato in patria da esiliato, si sente ancora “straniero” nella propria terra che ancora non lo riconosce.

Due, forse tre, generazioni sono passate attraverso il suo pensiero che ha una forte parabola dall’indifferenza e dal pessimismo alla partecipazione e condivisione, tema universale che forse Camus ha sentito più forte di chiunque altro, come testimoniano le sue opere, siano esse romanzi o saggi o commedie per il teatro.

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L’anno del Nobel è anche l’anno di pubblicazione delle sue Riflessioni sulla pena di morte (Réflexions sur la peine capitale, 1957).

Durante il suo discorso di Stoccolma esprime quello che per lui dovrebbe essere il ruolo dell’artista: “ L’arte non è, per me, un piacere solitario, ma un mezzo per emozionare la maggior parte degli uomini… L’artista è obbligato ad aprirsi al mondo, a condividerne le gioie e i dispiaceri, deve combattere coi suoi contemporanei e isolarsi solo nel momento della creazione. L’artista è preso in un via vai difficile da gestire, tra la bellezza dell’arte da cui lasciarsi completamente sedurre e la comunità dalla quale non può staccarsi”.

Quanto attuale è questo messaggio: l’artista, certo, non può rinchiudersi nella sua bolla, dev’essere responsabile, l’arte non vale a nulla quando va solo ad arricchire l’artista, intellettualmente o economicamente…. E’ l’eterno dilemma del dentro e fuori, dell’artista integrato al mondo o che vive in un mondo parallelo, tutto suo, dilemma che Camus riassumeva nel motto solitaire et solidaire. Ognuno di noi dovrebbe, a suo modo, essere artista, dentro e fuori al contempo, un lupo solitario e al tempo stesso un essere solidale.

Albert Camus – Discours de réception du prix Nobel:

Bibliografia (da wikipedia):

Opere dell’autore:

Romanzi:

Lo straniero (L’Étranger, 1942)

La peste (La Peste, 1947)

La caduta (La Chute, 1956)

La morte felice (La Mort heureuse, 1971, postumo)

Il primo uomo (Le Premier Homme, 1959, ma 1994, postumo e incompiuto)

Saggi:

Metafisica cristiana e neoplatonismo (1935), Diabasis 2004.

Il rovescio e il diritto (L’envers et l’endroit, 1937)

Nozze (Noces, 1938)

Il mito di Sisifo (Le Mythe de Sisyphe, 1942)

L’uomo in rivolta (L’Homme révolté, 1951)

L’estate (L’Été, 1954)

Riflessioni sulla pena di morte (Réflexions sur la peine capitale, 1957)

Taccuini 1935-1959, Bompiani 1963

La rivolta libertaria, Elèuthera 1998. (Albert Camus et les libertaires, raccolta del 2008)

Mi rivolto dunque siamo, scritti politici, Elèuthera 2008

Opere teatrali:

Caligola (Caligula, 1944)

Il malinteso (Le Malentendu, 1944).

Lo stato d’assedio (L’État de siège, 1948)

I giusti (Les Justes, 1950).

I demoni (Les Possédés, 1959), adattamento teatrale dell’omonimo romanzo di Dostoevskij.

La devozione alla croce, adattamento teatrale della pièce di Pedro Calderón de la Barca. Pubblicato in Francia da Gallimard, in Italia da Diabasis nel 2005.

Saggi sull’autore:

Pierre Aubery, Albert Camus et la classe ouvrière, New York, [s. n.], 1958

(PT) Vicente Barretto, Camus : Vida e Obra. [s.L.] : José Álvaro, 1970

Maïssa Bey, L’ombre d’un homme qui marche au soleil : Réflexions sur Albert Camus, préface de Catherine Camus, Éditions Chèvre-feuille étoilée, Collection Autres Espaces, 1er juillet 2006, 100 pages

(IT) Gianfranco Brevetto (dir), Albert Camus, Mediterraneo e Conoscenza, Ipermedium Libri, 2003.

Jean-Claude Brisville : Camus, la Bibliothèque idéale, NRF Gallimard, 1959

Danièle Boone, Camus, éditions Henri Veyrier, 1987

Jacques Chabot, Albert Camus, la pensée de midi, Éditions Édisud, Centre des écrivains du sud, 2002

André Comte-Sponville, Laurent Bove, Patrick Renou : Camus, de l’absurde à l’amour, avec des lettres inédites d’Albert Camus. Éditions Paroles d’Aube, 1995, réed. La Renaissance du Livre, 2001.

Arnaud Corbic, Camus et l’homme sans Dieu, Paris, Éditions du Cerf, « La nuit surveillée », 2007.

Alain Costes, Albert Camus ou la parole manquante, Éditions Payot, collection Science de l’homme, 1973

Jean Daniel, Avec Camus : Comment résister à l’air du temps, éd. Gallimard, 2006

Manuel de Diéguez, De l’absurde : essai sur le nihilisme, précédé d’une lettre ouverte à Albert Camus, Paris, 1948

Luigi Fenizi, La condizione assurda. Albert Camus, il Male e io, Roma, Bardi Editore, 2005

Paul A. Fortier. Une lecture de Camus : la valeur des éléments descriptifs dans l’œuvre romanesque. Paris : Klincksieck, 1977

Jean-Yves Guérin, Camus, portrait de l’artiste en citoyen, édition François Bourin

Roger Grenier, Albert Camus, soleil et ombre (une biographie intellectuelle) Gallimard, 1987

Roger Grenier, Album Camus, iconographie choisie et commentée in Bibliothèque de la Pléiade, Gallimard, 1982

Jean Grenier, Albert Camus, Souvenirs, Éditions Gallimard, 1968

À Albert Camus, ses amis du livre, ouvrage collectif, préface de Roger Grenier, Gallimard, 1962

Morvan Lebesque, Albert Camus par lui-même, Éditions du Seuil, coll. « Écrivains de toujours », 1963

Giuseppe Leone, “La Peste di Camus compie cinquant’anni – Neoumanesimo e antideologismo nel capolavoro dello scrittore franco-algerino – Quel monito perché l’uomo si distragga meno che può”, su “Ricorditi di me…”, in “Lecco 2000”, Lecco, giugno-luglio 1997.

Herbert R. Lottman, Albert Camus, Éditions du Seuil (pour la traduction française), 1978

Jean-Louis Loubet del Bayle, L’illusion politique au Template:S- : des écrivains face à leur temps, Economica, 1999.

Jean-François Mattéi (direction), Albert Camus et la pensée de Midi, Nice-Paris, Ovadia, 2008. – Albert Camus. Du refus au consentement, Paris, PUF, 2011

L’œuvre et l’action d’Albert Camus dans la mouvance de la tradition libertaire, Teodosio Vertone, préface de Roger Dadoun

Albert Camus et les libertaires, écrits rassemblés et présentés par Lou Marin, Égrégores éditions, Marseille, 2008.

Lawrence Olivier et Jean-François Payette, Camus, nouveaux regards sur sa vie et son œuvre, Éditions Presses de l’Université du Québec, Collection Essais, 22 octobre 2007, 164 pages

Roger Quilliot, La mer et les prisons, essai sur Albert Camus, Éditions Gallimard, 1956

Michel G. Renou, « Facel-Véga – Toute l’histoire », Éditions E/P/A, 1984, réed. 1994

Daniel Rondeau, Camus ou les promesses de la vie, éditions Mengès – Place Des Victoires, 174 pages

Jean-Pierre Ryf, Albert Camus et les Algériens : noces ou divorce ?, éd. Atlantica, 2007

Jean Sarocchi, Camus, Presses Universitaires de France, 1968

Olivier Todd, Albert Camus : une vie, Gallimard, coll. « NRF Biographies », 1996

Yves Trottier, Marc Imbeault, Limites de la violence, Les Presses de l’Université Laval, Québec, 2006

Giangiacomo Vale, Albert Camus, une révolte absurde, ou la solitude de la solidarité, in “Cause commune”, 4, 2008, pp. 28–34

(DE) Heiner Wittmann, Albert Camus, Kunst und Moral. Dialoghi/Dialogues. Literatur und Kultur Italiens und Frankreichs, hrsg. Dirk Hoeges, Peter Lang, Frankfurt/M u.a. 2002

Antonio Martone, Storia, filosofia e politica. Camus e Merleau-Ponty, La città del sole, Napoli 2003

(EN) Heiner Wittmann : Sartre and Camus in Aesthetics. The Challenge of Freedom. Hrsg. v. Dirk Hoeges Dialoghi/Dialogues. Literatur und Kultur Italiens und Frankreichs, Band 13, Frankfurt/M 2009

Jacques Ferrandez, L’Hôte : D’après l’œuvre d’Albert Camus, éditions Gallimard-Jeunesse, Collection Fétiche, 13 novembre 2009, 62 pages

José Lenzini, Les derniers jours de la vie d’Albert Camus, Éditions Actes Sud, Collection Romans et nouvelles, octobre 2009

Dolorès Lyotard, Albert Camus contemporain, Éditions Presses Universitaires du Septentrion, Collection Objet, 218 pages, 5 novembre 2009

Albert Camus et René Char, La Postérité du soleil, Éditions Gallimard, Collection Blanche, 20 novembre 2009, avec des photographies de Henriette Grindat, 79 pages

Jeanyves Guérin, Dictionnaire Albert Camus, Éditions Robert Laffont, Collection Bouquins, 19 novembre 2009, 992 pages

Catherine Camus, Albert Camus, Solitaire et Solidaire, Éditions Michel-Lafon, 2009

José Lenzini, Camus et l’Algérie, Éditions Édisud, Collection Les Écritures, 11 janvier 2010, 159 pages

Virgil Tanase, Camus, Éditions Gallimard, Collection Folio Biographies, 21 janvier 2010, 410 pages

Alain Vircondelet, Albert Camus, fils d’Alger, Éditions Fayard, 2010

Jean-Luc Moreau, Camus l’intouchable,Polémiques et complicités, Éditions Écriture-Éd. Neige, 2010

Ève Morisi, Albert Camus contre la peine de mort, préface de Robert Badinter, Éditions Gallimard, 6 octobre 2011, 351 pages

Articoli e conferenze:

Heiner Wittmann, Camus et Sartre : deux littéraires-philosophes, conférence présentée lors d’une Journée d’études à la Maison Henri Heine sur la littérature et la morale, 15 décembre 2005

Guy Dumur, Les silences d’Albert Camus, Médecine française, 1948

Francis Jeanson, Albert Camus ou l’âme révoltée, Les Temps modernes, 1952

Jean Négroni, Albert Camus et le théâtre de l’Équipe, Revue d’histoire du théâtre, 1960

Pierre Nguyen-Van-Huy, La métaphysique du bonheur chez Albert Camus, Neuchâtel, La Baconnière, 1962

Bernard Pingaud, La voix de Camus, La Quinzaine littéraire, 1971

Gianfranco Ravasi, Camus (La rivolta & la salvezza), Avvenire, 7 giugno 2013

Documenti e testimonianze:

« L’ordre libertaire, la vie philosophique d’Albert Camus », de Michel Onfray, Flammarion, 596 pages, 2012

Camus et Sartre, Amitié et combat, Aronson Ronald, éditions Alvik, 2005

Albert Camus et l’Espagne, Édisud, septembre 2005

Pierre Zima, L’indifférence romanesque : Sartre, Moravia, Camus, éditions L’Harmattan, mars 2005

Albert Camus et les écritures algériennes. Quelles traces ?,Édisud, 2004

Arnaud Corbic, Camus – L’absurde, la révolte, l’amour, Les Éditions de l’Atelier, 2003

Albert Camus et les écritures du XXe siècle, Collectif, Artois Presse Université, 2003 (Colloque de Cergy 2002

Audisio, Camus, Roblès, frères de Soleil, Collectif, Édisud, 2003

En commune présence : Albert Camus et René Char, Collectif, édition Folle Avoine, 2003

Écriture autobiographique et Carnets : Albert Camus, Jean Grenier, Louis Guilloux, Collectif, édition Folle Avoine, 2003

Denis Salas, Albert Camus, la juste révolte, éditions Michalon, 2002

Jacqueline Lévi-Valensi, Camus à Combat, Cahiers Albert Camus n°8, Gallimard, 2002

Emmanuel Roblès, Camus, frère de soleil, éditions Le Seuil, 1995

Histoire d’un livre : l’Etranger d’Albert Camus, Collectif, éditions Imec, 1991

Citazioni da varie opere dell’autore:

http://it.wikiquote.org/wiki/Albert_Camus

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