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In occasione della sagra di Santa Marta a Valle San Giorgio, si svolge, in questi giorni, un’interessante mostra collettiva di pittura del corso permanente di acquerello a cura di Simone Rolandi, arte-terapeuta.

Ad ospitare gli elaborati delle allieve è la villa Mantua-Benavides https://www.euganeamente.it/villa-mantua-benavides/ sede della scuola di naturopatia “Hermes” http://www.naturopatia-hermes.it/scuola-di-naturopatia/

Donatella, una delle allieve, mi spiega la genesi del progetto, la nascita di questa collettiva proposta dal maestro: si tratta di temi sui quali hanno lavorato attraverso il colore, l’esperienza del colore. I temi possono essere gli alberi, la rosa, la luce e la tenebra, la figura umana, il blu, il rosso; su questi temi ogni allieva ha sviluppato un personale modo di interpretare le indicazioni via via fornite. Per la realizzazione dell’esposizione ognuna ha attribuito un titolo, secondo l’interpretazione del proprio dipinto. Ci sono anche frasi che ciascuna ha estrapolato da scritti di autori vari…

ILARIA GOBBO

IMG_641001fb5a8c-01f2-4f86-bb78-bdaee56b0da1BATTIATO ILARIA

MARIA COSETTA TASSETTO

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DONATELLA FORTIN

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SIMONETTA LAZZARINI

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ILARIA PITTARELLO

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CLAUDIA BOZZA

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SOILI LOLLO

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MARA ZUECCO

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MARTA SAORIN

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All’entrata della mostra possiamo farci un’idea leggendo quanto segue:

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L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.
(Paul Klee)

Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista.
(San Francesco d’Assisi)

Quando un’opera d’arte sembra in anticipo sul suo tempo, è vero invece che il tempo è in ritardo rispetto all’opera. (Jean Cocteau)

Noi uomini moderni dobbiamo creare opere d’arte in cui la forma esprima di più di quella naturalistica. … Dobbiamo giungere a vedere ciò che di artistico c’è nella natura, ciò che nella natura fa vivere la forma, così da ottenere una vita della forma superiore a quella esistente nella stessa natura” (Steiner)

Alcuni lavori realizzati con l’argilla:

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Marta, un’altra allieva, sottolinea la socialità del progetto: la scelta dei lavori da esporre è stata fatta in modo collettivo Non si tratta di un dipinto “eseguito” in solitaria e poi esposto; i dipinti esposti sono stati scelti da tutte  per ciascuna. C’è una decina di lavori a testa e ognuno è stato scelto dall’intero gruppo.

Durante la mia visita rimango affascinata da un lavoro a carboncino che si intitola “I sette processi”.

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Di che processi si tratta?

Stavolta mi rivolgo a Ilaria che mi enumera i processi: respirazione, calore, nutrizione, secrezione, mantenimento, crescita e riproduzione.

Senza addentrarsi in discorsi antroposofici sui 7 processi vitali individuati da Steiner, basti sapere che come il bruco diventa farfalla per poi lasciar posto ad altro (evoluzione), come una cellula si rinnova e cambia continuamente, attraversando varie fasi, così è per l’essere umano.

Nella stanza “Redon” in cui ordinariamente si svolge il corso di pittura, sono esposti  disegni a carboncino e a gessetto: i primi rappresentano una sfera, i secondi una ciotola.

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E’ lo stesso disegno realizzato da ciascuna allieva: il risultato non è dato partendo dal disegno della sfera e della ciotola, poi colorati, ma dal colore, sfumato intorno all’idea dell’oggetto/soggetto, giocando su ombra e luce, su pieni e vuoti.  Il risultato non è bello o brutto, ben riuscito o riuscito male, ma ciò che è stata l’esperienza personale con la materia, è ciò che emerge dall’esperienza, nessun giudizio. Ciò che conta è il processo, diremo, non il prodotto. Devo dire, tuttavia, che tutti i prodotti hanno un impatto emotivo rilevante, in primis per chi lo realizza, ma anche per lo spettatore che si trova immerso in diverse esperienze delle stesse “situazioni”.

In questo video si possono vedere i lavori dall’alto al basso fino alle formelle di argilla, il cui risultato è spiegato subito dopo. Vediamo anche i lavori con la lana cardata!

In questa sala, nelle pareti e nell’esposizione delle formelle disposte sui tavoli lungo il muro, vi è la realizzazione di un processo molto complesso che ha impegnato il gruppo per diversi mesi.

Il gesto d’apertura è stato quello di realizzare alcune linee con il carboncino, non pensate, assolutamente istintuali, “vulcaniche” secondo modalità che solitamente non appartengono al metodo che prevalentemente sperimentiamo in questi corsi. Poi queste linee sono state riportate sulla superficie dell’argilla che era stata formata partendo da piccoli pezzetti (frammentazione, tipica dell’elemento Terra) uniti in unica superficie (unità e superficie, tipica dell’elemento Acqua). Finalmente questi segni nella morbida creta possono diventare pretesto per portare a coscienza ciò che era partito da zone remote del proprio essere (subconscio), attraverso il modellaggio di forme convesse e concave; incontriamo quindi, di nuovo, queste polarità di luce e tenebra che già abbiamo descritto nelle altre sale, riguardo la pittura. Volumi che si espandono e ci vengono incontro, nella luce e altri che si ritraggono, nell’ombra…cercare, sensibilizzandosi, il corretto equilibrio fra gli uni e gli altri diviene il non facile compito per la realizzazione del bassorilievo e, altresì, esercizio e indicazione sulla qualità della temperanza. Il senso del tatto (fra gli altri), viene particolarmente educato.

Successivamente, nuove competenze tecniche, grafiche, vengono acquisite e sperimentate dall’artista che affronta la realizzazione di una sfera e poi di una ciotola; oggetti si semplici, ma solo apparentemente, poichèsi ha a che vedere con forze polari, di espansione e contrazione. Partendo ancora una volta dalle proprie capacità immaginative (quindi non è copia dal vero), via via intessendo luce e ombra (carboncino nel caso della sfera) si estrae la forma con le sue regole di luce ed ombra. Allo stesso modo con la ciotola dove lo stendere i gessetti (o del pastello nel caso del tratteggio) ha ordinato i giochi di colore portando via via all’immagine riconoscibile di un contenitore semisferico. E’ importante sottolineare che, ancora una volta, non c’è un disegno pregresso, ma le forme nascono lentamente dallo stratificarsi di pigmenti o dallo scegliere di ometterli o rarefarli…questo è giocoforza un continuo esercizio alla scelta, ma è una scelta che poggia su un sentire estetico di giochi di equilibrio, piuttosto che precisa tecnica frutto del pensiero meccanicista. La sfera, archetipo di forze quiete o in lieve tensione verso l’espandersi, forze che rimangono addormentate, poco coscienti; nella ciotola invece, lo scavare, il creare uno spazio, lo spazio che può contenere, contenere anche una vita interiore, che sveglia, rende coscienti. La realizzazione di questi convesso e concavo anche graficamente, ha permesso di approcciare le linee iniziali, quelle frutto di quel gesto istintivo iniziale con maggior padronanza, e sviluppare, prendendo spunto da esse, un nuovo lavoro, di nuovo con il carboncino. Sono stati realizzati i “movimenti” che già erano stati impressi modellando le formelle, lasciando la libertà di rivederne i tratti o interi spazi, di corregerli se si riteneva opportuno, tenendo conto che ogni processo artistico dovrebbe rimanere nel presente, puro luogo del sentire.

Infine un rapido divertissement è stata la realizzazione del calco del bassorilievo con le cerette, per riprendere contatto con il colore, dopo lungo tempo passato con il solo chiaro/scuro e poi una meditazione finale dove la sola memoria dei gesti fondamentali delle formelle dovevano essere portati pittoricamente con l’acquerello su carta bagnata.

E’ di fondamentale importanza evidenziare che tutti i lavori vengono sempre realizzati con grandissima attenzione al processo, quasi dimentichi di quello che sarà il risultato finale. Certo, perseguire un buon risultato è anche lo scopo che poi può risultare gradito a tutti, ma ciò che conta, affinché il percorso doni le sue speciali qualità è rimanere nel presente, nell’amore per la cosa in ogni istante. Caspar David Friedrichsuggeriva che nel dipingere bisogna sempre farlo in modo che quello che c’è nella tela sia gradevole, sempre, in ogni fase: anche se inaspettatamente fossimo costretti a non terminare il quadro, quel che rimane deve risultare bello. E’ un grande insegnamento per vivere al meglio il momento presente, oggi.

Ho la fortuna di incontrare il maestro al quale porgo alcune domande…

Cosa mi dici sul processo che nasce e si sviluppa attraverso la lavorazione della materia, l’esperienza che si vive attraverso il colore?

Dipingendo, cercando di sensibilizzare lo sguardo, di raffinare l’occhio e la mano i colori si combinano, si sovrappongono e attraverso continui cambiamenti e metamorfosi, come avviene in Natura, ad un certo punto si creano delle forme e in esse si può giungere a cogliere immagini, delle figure; esse possono essere lasciate nel mondo del colore che le ha generate oppure possono venire “estratte” da esso rendendole più o meno evidenti cosicché anche un altro osservatore (oltre all’artista) possa vederle.

L’acquerello è il metodo che più di tutti può permettere questo tipo di lavoro, per la sua trasparenza, per la possibilità di creare colori sorprendenti, sempre nuovi (nel presente 0 concetto) sul foglio e non sulla tavolozza (preconcetto = passato) attraverso i ripetuti passaggi, per la capacità che ha di far percepire l’essenza del colore stesso come fenomeno della luce.

Quando nasce tutto questo?

Nel 1810 Goethe (Johann Wolfgang Von) pubblica la prima edizione della sua “teoria dei colori”, https://it.wikipedia.org/wiki/La_teoria_dei_colori_(Goethe)

E’ un poderoso lavoro scientifico che lo impegnò per quarant’anni e che solo apparentemente si discosta dalla produzione del Goethe letterato poiché, come ebbero ad affermare illustri intellettuali del suo tempo, ci trovavamo di fronte all’ultimo”genio universale”, dove scienza ed arte si dischiudevano agli occhi e al cuore di un solo uomo… La teoria dei colori di Goethe è successiva a quella di Newton (tuttora insegnati nelle scuole) e la supera per complessità descrittiva e rigorosità scientifica, giungendo ad articolare gli studi di ottica con quelli filosofici e dello psichismo umano cogliendo connessioni di tipo archetipico. Sulla base di questa teoria, successivamente sviluppata da Rudolf Steiner (fondatore della moderna Antroposofia), si basa il genere di pittura ad acquerello che ha dato origine alla maggior parte dei dipinti presenti in mostra.

Cos’è l’arte-terapia?

L’esercizio dell’arte e non soltanto il consumo passivo è un’attività che di per sé favorisce lo sviluppo armonico dell’essere umano, mettendo in equilibrio l’istituto e la ragione, cioè la componente fisica e quella spirituale. . Il corso di educazione artistica (arti grafico pittoriche e modellaggio della creta) non è puramente artistico, ma si basa su principi dell’arte-terapia riconosciuta dalla Medicina Antroposofica; questi principi riallacciano le prassi operative sull’esperienza europea maturata negli ultimi cinquant’anni partendo dall’impulso antropologico dato da Rudolf Steiner e sviluppatosi in una vasta esperienza clinica in strutture sanitari pubbliche e private, soprattutto in Germania, Svizzera e Olanda.

Per queste ragioni le lezioni vengono spesso caratterizzate individualmente sulle specifiche esigenze, non solamente di tecnica artistica, che l’insegnante individua nella persona, la quale può cogliere, nella realizzazione dell’elaborato artistico, una speciale forma di autoeducazione.

Con che frequenza si tengono i corsi di acquerello? Puoi dirci qualcosa sui temi che si affrontano?

Il corso si tiene tutti i venerdì da ottobre a giugno di ogni anno e consta di esercizi e tecniche che sviluppano temi tra cui la teoria dei colori (Goethe/Steiner), forma, linea superficie, quattro elementi, temperamenti, stagioni, regni di natura, forze centripete e centrifughe, triarticolazione di Uomo e Natura.

Le tecniche sono molto varie e si cerca sempre di utilizzare materiali di origine minerale e vegetale, il più possibile naturali, ecologici e atossici: acquerello su carta bagnata e asciutta, velature. gessetto, pastello, carboncino, modellaggio della creta.

Il metodo proposto offre un momento meditativo, nel quale si crea un’intima relazione con il colore (anima del mondo). L’intessersi dei colori suggerisce, attivando le forze creative che ciascuno possiede, lo sviluppo, l’evolversi di ogni elaborato artistico che sarà sempre inaspettato, sorprendente! In questo modo la pittura permette di dire cose che non sono ancora state dette, che non esistono ancora nella coscienza delle parole…

Rudolf Steiner sosteneva che tutte le cose devono collegarsi le une alle altre. Si deve poter passare dalla teoria dei colori alla salute e alla malattia. Questo si può fare soltanto partendo dalla teoria dei colori di Goethe, perché essa sa dentro la natura semplicemente in modo conforme alla natura stessa, mentre non si potrà mai farlo partendo dalla teoria dei colori  di Newton, perché è qualcosa d escogitato che non sta affatto nella natura e non sa proprio spiegare i fenomeni più semplici, come il rosso dell’aurora e il blu del cielo.

In che senso?

Steiner sostiene che come il mondo fuori può essere considerato un’armonia di tenebra e luce, così anche la nostra stessa interiorità, soprattutto in quanto essa si estende nello spazio, può essere considerata come luce e tenebra. Soltanto che per la nostra coscienza individuale la luce  è pensiero, rappresentazione; la tenebra in noi è volontà che diventa bontà, amore.

Sarà possibile visitare la mostra tutti i giorni fino a martedì 30 luglio, dalle 19 alle 23.

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