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In latino si diceva “Alvus plena non amat doctos libros” (la pancia piena non ama i dotti libri) per dire che se si è in fase digestiva il sangue impegnato nella digestione difficilmente fluisce al cervello in quantità, quindi studiare dopo mangiato non è proprio indicato… e come non esser d’accordo con il detto sardo del titolo che in italiano significa “A pancia piena si dorme meglio”? In questi giorni un’altra frase di Sant’Agostino mi è piaciuta molto, eccola: “E vanno gli uomini ad ammirare le vette dei monti ed i grandi flutti del mare ed il lungo corso dei fiumi e l’immensità dell’Oceano ed il volgere degli astri… e si dimenticano di sé medesimi”. Interpretabile da più punti di vista, lascio questa citazione per tornare terra terra (e anche un po’ mare) e con la pancia piena, non per dormire, ma per ragionare, come dice un altro proverbio (romagnolo stavolta): a panza pina u s’ragiona mej. Anzi per raccontare. Vi racconto delle mie “vacanze sarde”. Pochi giorni per innamorarsi di terra, luoghi e persone dal cuore immenso.

                                                     IMG_0991Via S.Giovanni 220 (Cagliari)

Quest’anno ci sarà poca gente in Sardegna con la scusa della pandemia, quindi, verso il 20 luglio prenoto un volo (con le super occasioni di Voltea a 19 e 9 euro!) per Alghero il 26 e ritorno il 7 agosto. Giusto per il concerto di Teho Teardo al Sexto Un’plugged dell’8/8. Non sto qui a raccontarvi che ho perso il volo da Venezia (aeroporto deserto) talmente in anticipo arrivai! E nemmeno che, per motivi famigliari, ho dovuto anticipare il rientro il 5 (su Cagliari, visto che nel frattempo avevo abbozzato un simil itinerario di viaggio). Infatti, arrivata ad Alghero, dopo un viaggio durato tutto il giorno, con volo serale su Olbia, avendo perso quello pomeridiano su Alghero (sigh!): ho trovato un po’ di traffico nell’isola, ma mai quello che ci sarebbe stato in piena stagione senza pandemia. Ah, la mascherina faceva ormai parte della mia pelle, ho dovuto abituarmici, in volo è obbligatorio. Easyjet Venezia-Olbia delle 20.30 era stipassimo e vicino a me questi due giovani super protetti da mascherina con valvola, occhiali anti-laser e guanti in silicone: un bel film!

giovani in aereo

Arrivare ad Olbia, un miraggio. Così come per i due trevigiani che come me sono rimasti a terra nel pomeriggio… Che sbadati! Nel frattempo, durante il pomeriggio in aeroporto a Venezia, ho avuto occasione di organizzare il mio prelievo ad Olbia: mamma Marisa e sua figlia Rossella del B&B “Bellavista” sono riuscite a mandarmi il nipote, Marco, simpaticissimo, un biologo che ha lavorato 7 anni in Scozia e uno in Spagna e sposato una bulgara. Incubo concluso. E l’avventura inizia. Il B&B “Bellavista” si trova ad Olmedo, che dista circa una decina di km da Alghero. Ho pernottato qui tramite “Booking” perché non sono riuscita a contattare nessuno del posto tramite contatto diretto, nonostante avessi messo in atto tutte le mie conoscenze ed energie. Le prime due notti le trascorro qui, prendendo il trenino monorotaia da Olmedo, giusto 3 fermate fino ad Alghero. Per due giorni. Mi son posta un tetto di spesa di 35 euro a notte con colazione. Ora, a parte farmi qualche bel bagno ad Alghero e dintorni, dovevo procacciarmi da dormire per almeno altre 4-5 notti nella cittadina sardo-catalana. Consiglio il “Bellavista” di Olmedo per tutto, specialmente se si ha un mezzo per muoversi. L’accoglienza in tarda serata di un giorno memorabile (Mamma, ho perso l’aereo!) con i pomodori dell’orto e un piatto di culurgiones, è stata il coronamento all’altezza degli eventi quotidiani 😉

Il giorno seguente direzione spiaggia “Le Conchiglie” ad Alghero. Ed è proprio vero, come dice Sant’Agostino, che ci si dimentica di se stessi!

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Trovato il Paradiso, con acqua cristallina, la mia giornata ha già avuto successo. Immergersi in quest’acqua sapida al punto giusto, dalla temperatura perfetta per il caldo estivo, è come tornare nel grembo materno… da quel che posso ricordare!

La passeggiata dalla stazione dei treni di Alghero alla spiaggia è stata condivisa dalla compagnia di Marilena di Spoleto, che era in direzione spiaggia anche lei e ancora più all’avventura di me. Condividere questo tratto è stato emozionante. Poi non ci siamo più riviste, solo scambiato qualche messaggio. Ciao Marilena, che la vita ti sia lieve!

Continuavano intanto le mie ricerche sul posto per trovare alloggio dalla notte successiva. Per questa ero al coperto, ma anche le stelle potevano farmi da tetto, no problem. Alle 16 avevo appuntamento con Fabio che affitta appartamenti ad Alghero e gestisce la tabaccheria centrale, a fianco dei giardini Manno. Ma nulla: tutto pieno, avrei dovuto andare qualche giorno prima. Tra telefonate e visite a ufficio turistico e un hotel, nulla che rispondesse ai miei requisiti. Erano ormai quasi le 19 e urgeva un bagno a mare. Fu così che conobbi due signore in spiaggia, Mariuccia (Mariuccina) e Sara Sanna. Fu Sara ad ospitarmi per le 4 notti successive, in centro storico ad Alghero: chi l’avrebbe mai detto? Sono stata davvero fortunella! Avrà avuto compassione? Certo che prendersi un’estranea in casa… forse trasmetto un po’ di fiducia? Diciamo che è stata coraggiosa!

Nel frattempo Teresa, un’amica pugliese che vive dalle mie parti in Veneto, mi inviava ogni sorta di informazione di hotel e di contatti su Alghero, visto che in gioventù ha girato questa bella e dannata isola in lungo e largo. Grazie socia, alla fine mi è andata di lusso da Sara, un’ex maestra in pensione che mi ha pure preparato il pesce e fatto assaggiare il mirto casalingo!

Visitai le grotte di Nettuno quel giorno, il 28 luglio (na faticaccia!)

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0-7Spiaggia “Dragonara”
Chissà cosa c’era prima che arrivassero i Fenici a fondare anche questa città!
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Ad Alghero (Alguer) si parla, oltre all’algherese, il catalano. Infatti è chiamata “La piccola Barcellona”. In realtà è un catalano algherizzato.

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Finalmente un ultimo bagno per oggi: acquaaaaaaa!!!!

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un ultimo tramonto

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e cena a casa!

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Il privilegio di entrare in una casa, di essere ospitata da questa cara signora, anzi di essere trattata come una figlia, che aggiungere. Top!

Quattro passi per digerire e poi dritti a nanna, stanchi morti ma dal cuore strabordante! Si vede anche dall’effetto fuzzy di questa foto:

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E che luna quasi piena, con doppio riflesso, su mare calmissimo, presagio di un buon sonno. In questi momenti peccato avere solo un cellulare obsoleto per carpire il momento. Ma tant’è 🙂

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Qualche immagine a random del giorno successivo alla spiaggia “La Speranza” poco fuori Alghero raggiunta in scooterino, noleggiato per l’occasione. Libertà a 360°!

Tra il caldo dall’alto e quello dall’asfalto, ma con il cuore leggero… qualche ciclista in vista.

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Avrei voluto andare a Bosa, a circa 50km da Alghero, ma poi (non vi dico che sarei quasi arrivata!) ho ritrattato la mia decisione, vista l’ora e il caldo!

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E ho riparato a “Pedra y mar”

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dove mi attendeva un bel frullato uva e pesca e una vista mozzafiato!

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Dopo la pausa, pronti per la spiaggia “La Speranza”

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un bagno ringiovanente e soprattutto rinvigorente…  ho incontrato (avevamo appuntamento) Mariuccina e Sara

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visto le Domus de Janas

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i fortini della seconda guerra mondiale

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e rubato questo scorcio dal tetto di un fortino!

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Tempo di scendere dalla passeggiatina,

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fare due chiacchiere con un collega di Sassari, Michele Fois, che gentilmente mi avrebbe prestato la sua canoa super professionale… personaggio molto interessante, prof. di scienze che attirava tutti i bambini a sé con i suoi racconti di mare e canoa… ma io avevo in mente di rientrare in città per vedere almeno una volta il tramonto lì. Che corsa! Non ne è valsa la pena, secondo voi?

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Giusto in tempo, la palla di fuoco era appena tramontata! Dovrò tornarci per prenderla tutta, prima o poi.

Il giorno seguente, il 30 luglio  visita alla spiaggia del Lazzaretto/Le Bombarde e Capo Caccia, con un ultimo bagno in un’altra spiaggia di cui non ricordo più il nome. Ma la spiaggetta del “Lazzaretto”, non quella dove ci sono il bar e il ristorante, ma un po’ più avanti, sperduta e con un breve cammino fuori strada per arrivarci, era davvero un piccolo angolo di paradiso in terra. Peccato non aver visto il tramonto a Porto Ferro… la prossima volta, tanto devo tornarci!

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L’ultimo giorno al Nord sono andata a Stintino, che dista una cinquantina di km da Alghero. A Stintino si va per imbarcarsi per l’isola dell’Asinara ma io avevo prenotato alla famosa spiaggia “La Pelosa” che si trova all’interno di una riserva naturale. Il trekking all’Asinara, la prossima volta, non si può far tutto e con calma…

Con la tua prenotazione (3€50) hai il braccialetto per la giornata: ombrellone e lettino 20€. Un po’ troppo turistico per i miei gusti, ma l’esperienza di un bagno in questo mare caraibico, ne è valsa la fatica. Peccato che dovevo tornare per restituire il motorino entro le 19.30 (potrebbero tenere aperto almeno fino alle 22 questi “Rent a car” nella stagione alta!), ma è il mio ultimo giorno al Nord, domani si salpa verso il capoluogo e si visitano altri mari, altre spiagge e la mostra di Steve McCurry! Godiamoci ogni minuto secondo intanto:

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La prossima volta si deve visitare anche la Gallura, promesso. Vi state chiedendo quanto mi stia divertendo? Un mare!!! E poi che bello tornare pesce per un po’… Un saluto particolare ad Alghero lo dedico alla Phytolacca dioica, questa pianta meravigliosa, dalle foglie immense e dal tronco che sembra enormi zampe di elefante. Lei è la vera protagonista di questa cittadina.

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https://www.alguer.it/notizie/n.php?id=141759

A proposito di pancia piena: una serata concedetevi un piccolo lusso (turisticamente parlando) e cenate ai Bastioni al ristorante “Angedras”! Ce ne sono tanti lungo la passeggiata di via Marco Polo, con vista mare su Capo Caccia, ma questo è consigliato anche dalla gente del posto. Se invece preferite una pizza la migliore sembra, anzi è, “Aragon” sempre in zona (in via Gramsci), senza vista mare, ma potete farvi una bella passeggiata dopo mangiato. Se fa troppo caldo però c’è da soffrire, meglio optare per un posticino con la brezza marina a portata.

Per coloro, infine, che volessero visitare qualcosa di storico, oltre al centro della cittadina e alla cattedrale di Santa Maria in stile gotico-catalano (il campanile a canna ottagonale, svetta dal mare) con una facciata più recente in stile neoclassico , con la passeggiata lungo i bastioni e tra le vie della zona pedonale (centro storico), vanno citati i siti di “Anghelu Ruju”, archeologico pre-nuragico scoperto nel 1903 all’interno delle tenute Sella&Mosca che titolano un vino rosso da meditazione (il liquoroso “Anghelu Ruju”, appunto) e il complesso nuragico di Palmavera, le già citate grotte di Nettuno, il museo del corallo, il museo casa Manno, il museo archeologico e il museo d’arte sacra.

L’1 agosto mi aspetta un viaggio di 2h30 in pullman. Sono stracarica di energia dopo il pieno di accoglienza ad Alghero. Lascio un pezzetto di cuore che tornerò presto a prendermi. L’unica pecca è che gli orari tra gli autobus verso l’aeroporto di Alghero dalla città e i pullman di linea per Cagliari non sono proprio complementari. Echissene, tanto in vacanza va tutto bene. E poi, potevo pure prendere un treno, ma mi è stato consigliato il pullman, quindi, si va così. Mah, in fondo, la vacanza è una forma mentis che si dovrebbe portare con sé sempre. Unico bagaglio necessario.

Arrivo nel capoluogo sardo verso le ore 13.00: Algeria! Due fugaci parole con uno dei tre siciliani (il più vecchio, scavato in volto, nonostante la “giovane” età) che erano in pullman: pescatori che passavano la stagione lì… un tuffo in atmosfere da Malavoglia! Cerco subito uno scooter, memore dell’esperienza al Nord, ma dopo un paio di telefonate e un paio di visite a noleggi, demordo e mi accontento delle mie gambe. Ho prenotato le prime due notti presso l’ostello Hostel Marina, Scalette San Sepolcro a 40€ senza colazione. Evvabeh, siamo nel capoluogo e per due giorni posso adeguarmi. Ottima posizione nel quartiere della Marina, ad un passo da via Napoli, arteria pulsante delle serate magnereccie cagliaritane, piuttosto turistiche, i cui ristoranti sono quasi tutti da evitare, in particolare “La Cozzeria”, dove sono puntualmente finita attratta come l’allodola dallo specchio, e dove ho puntualmente questionato per il servizio e la qualità del cibo. Consiglio invece di scovare ristoranti frequentati dagli stessi cagliaritani, come la trattoria “Lillicu” in via Sardegna. L’ostello non è malaccio, ma la sera successiva ho fatto visita all’hotel Italia, in via Sardegna, dove ho trascorso le ultime due notti (70€ con colazione). Trattiamoci benino. Via Napoli è molto carina, ma è bello perdersi per tutte le vie della Marina.

Il suq in via Napoli vende tutti i prodotti dal mondo: filippini, indiani, giapponesi, argentini… un hummus buonissimo!

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Piazzetta San Sepolcro, tra l’ostello e via Napoli:

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La prima cosa: fare un giro al Poetto, la spiaggia della città, per un bagno serale. Non proprio comoda da raggiungere: si deve prendere un autobus, quelli arancioni, cittadini, per circa 10 minuti, poi si raggiungono 7km di spiaggia. Mi fermo all’inizio, vista ormai l’ora, giusto un bagnetto. Alla stazione degli autobus “prendo” gli orari dei pullman per andare a Villasimius l’indomani. Un frullato in spiaggia presso il bar che stava diventando ristorante per la sera e che stava servendo aperitivi a turisti occasionali e si rientra per una doccia in ostello.

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Poetto

Esco  e cerco in zona un posto dove cenare. Non conosco ancora la trattoria “Lillicu” e mi fermo in un’altra, un po’ turistica, ma si sa, si deve provare per sapere. Era tutto strapieno anche alle 23! Mi sfamo e porto le mie stanche membra a nanna che il giorno dopo si va a Villasimius.

Dopo un bel sonno ristoratore esco per andare a pigliare il pullman, ma ho letto male l’orario e quindi devo attendere il pullman successivo. Due ore di attesa: ma mettere degli orari simili ad intervalli regolari per i turisti distratti, no? Intanto mi fermo in un bar di via Roma, fronte piazza Mazzini (dove si può vedere un fico millenario, “Ficus Macrophylla”) all’ombra di un grande porticato e faccio colazione con una buonissima spremuta d’arancia (ah le arance di Cagliari me le ricorderò!), un caffè triplo e un croissant. Leggo “La Nuova Sardegna”, ma vengo distratta da passanti in strani abbigliamenti colorati (sono manco le 10 del mattino e la città è ancora in dormiveglia) e da un gruppo di ragazzi con rampichini super. Vengono da Torino, stanno facendo il giro della Sardegna e dormono sotto le stelle. Stupendi questi liceali. Anzi, hanno appena terminato il ginnasio, specificano. Chissà quante ne avranno da raccontare ai posteri se già iniziano così bene. Mi raccontano di esser arrivati a Cagliari in treno da Olbia e che due della compagnia stanno arrivando in bici. Che animo!

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Raggiungere Villasimius in pullman è un viaggione che non consiglio, meglio una moto o via mare. La strada panoramica è molto bella, ricca di tornanti (immaginate percorrerli in pullman: certo non devi soffrire di mal d’auto!) con viste mozzafiato. Solo uno scatto di qua e di là da uno dei tanti tornanti:

Arrivati a Villasimius una navetta che fa servizio spiagge avrebbe dovuto passare da lì a… più di mezz’ora. Quindi ordino alle mie gambe di incamminarsi: è l’orario giusto, tra l’1 e le 2 pm, per far una passeggiatina in strada e soffrire un po’ prima di immergersi nel grembo marino.

Il caldo che arrivava sia dall’alto che dal basso era infernale, sembrava di vivere una scena di “Belli e dannati” (My own private Idaho), quella in cui ad un certo punto River Phoenix è a terra in preda alla narcolessia…

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E invece dopo poco (intanto la navetta mi è passata avanti!), eccomi di nuovo a mollo in Paradiso:

Il senso del tempo e dello spazio acquistano parametri particolari a certe temperature e la felicità è solo nell’acqua. E in un buon piatto di spaghetti arselle e bottarga!

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Sarebbe da annaffiare con un buon Cannonau questo spaghetto veramente delizioso (bastano ingredienti freschi, genuini e un po’ di passione nel cucinare per fare di una pietanza un gran piatto), ma bere vino (e alcolici in genere) a queste temperature è proibitivo! Viaggiare al sud (del mondo, in generale) ti fa comprendere aspetti della sua gente, sia caratteriali che culturali, diversamente non afferrabili. I camerieri del ristorante che si affaccia a questa spiaggia (Simius) sono tutti sgambettanti e non giovanissimi. Certi giovani avrebbero solo che da prender ispirazione: professionalità e velocità sotto temperature algerine d’agosto! Per non parlare della simpatia.

Un ultimo bagno protratto, della serie stare in ammollo finché non ti si raggrinziscono i polpastrelli e ancora. Decido di rientrare abbastanza presto. Attendo la navetta, stavolta, per raggiungere la fermata del pullman in paese, a 3 km (quelli percorsi a piedi qualche ora prima). Ironia della sorte: arrivano due navette e, visto che la prima era già piena, si opta per la seconda. Come compagni di viaggio, da Simius, c’erano altre persone: una famigliola francese che non  capiva un fico secco di italiano e due sorelle moldave, una con una contrattura alla schiena che pareva soffrire un bel po’. In 5 minuti saremmo arrivate alla fermata del nostro pullman delle 18.20 per Cagliari. Era solo poi questione di aspettare una ventina di minuti. Eravamo però ignari che la seconda navetta non sarebbe andata in paese, ma avrebbe fatto il giro di tutte le spiagge di Villasimius. Un’odissea! A tratti divertente, a tratti interessante e tanto surreale. Questa Sardegna non fa al caso mio: troppo turistica da un lato e un po’ disorganizzata dall’altro. Ma si sa, in vacanza tutto si trasforma in avventura e conoscenza. Alla fine siamo riusciti a prendere il pullman per Cagliari delle 20.05. Se due bambini si divertivano in questo contesto, perché non potevo farlo anch’io? Ero senz’acqua e per di più, all’unico distributore automatico vicino alla fermata dove stavamo (con la famigliola francese ed un’altra coppia di giovani d’oltralpe) aspettando il pullman per Cagliari mi hanno fregato i soldi senza darmi l’acqua! Pazienza. C’è chi è sopravvissuto 40 giorni nel deserto, dicono.

Arrivati a Cagliari, mi sembra di aver preso qualcosa da consumare in ostello e di essere crollata morta dopo una doccia.

La mattina seguente mi sarei trasferita all’hotel Italia in via Sardegna, a pochi passi dall’ostello, sempre nel quartiere Marina e avrei dedicato la giornata alla visita della città, dopo un buon riposo, considerato anche che il tempo era un po’ coperto il mattino, mentre nel pomeriggio si alzava, per fortuna dell’ascella, il maestrale. Il giorno prima avevo prenotato il mio biglietto per la mostra fotografica di Steve McCurry a Palazzo di Città, in zona Castello, mostra che avrei però visitato solo l’indomani. Lascio alcune immagini di zona Castello (la più alta della città dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Cecilia, in stile gotico-pisano, un gioiellino, vale la pena la discesa nella cripta) e Villanova (quartiere residenziale che mi ha lasciata senza fiato, rivalutato negli ultimi 15 anni) con le vie di San Giovanni e Piccioni, ricche di identità e con nessun turista tra i piedi: pura estasi contemplativa. Tanto che mi sono dimenticata del tempo che passava e ho cenato in camera con una cosa giapponese tipo gallette di riso, degli snack alle alghe, dell’hummus preso al suk e due pomodorini presi al buffet della colazione, dopo l’ultimo tramonto cagliaritano e l’acquisto doveroso di un paio di pezzi di pecorino da portare a casa.

Dal bastione San Remy verso la cattedrale in piazza Castello

Per un’idea della cattedrale https://www.youtube.com/watch?v=lQ6TBWH3D5Y

panoramica da piazza Castello

un ristorantino di nuova gestione, molto carino (da provare in una prossima visita)

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Il quartiere di Castello, con la torre dell’Elefante, l’Università, la visuale (siamo ancora sul cucuzzolo di Cagliari) e varie vie fino a piazza Yenne e il Corso Vittorio Emanuele

Il tempo di un riposino e del penultimo tramonto (nel frattempo era uscita una bella giornata, anche se ventosa)

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Il giorno dopo, qualche altro scatto da piazza Yenne, dirimpetto al monumento di Carlo Felice e su verso piazza Castello per la mostra di Steve McCurry. Stavolta prendo il piccolo bus da piazza Yenne e mi serbo intera per la mostra.

Il palazzo regio o dei viceré, della penultima immagine: https://www.youtube.com/watch?v=HNpEre8_pFM

 

Steve Mc Curry ha avuto un successo planetario nel 1984 dopo la pubblicazione di “La ragazza afgana”

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Qualche scatto dei suoi formidabili ritratti:

Che viaggi nel viaggio!

Altri scatti di Cagliari e del quartiere di Villanova con le via San Giovanni e Piccioni, fino al bastione San Remy visto dal basso e qualche altro scatto di zona della Marina:

Ed eccoci ritornati in zona hotel, una puntatina al suk di via Napoli, l’ultimo tramonto, cena in camera e nanna che domattina c’è levataccia per aereo all’alba!

Cagliari ha il fascino di una bella zingara dalla matita leggermente sbavata, un po’ anni ’80. Genuina e verace, basta saperla prendere e si fa prendere piano piano… non sembra sia stata, assieme a Matera e Ravenna, capitale della cultura europea l’anno scorso. Se dovessi scegliere un’immagine di Cagliari su tutte, ecco quale sceglierei, anche se è un po’ riduttivo, ma rende l’idea:

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L’architettura dei luoghi, come la lingua di un popolo, sono “segni” e “segnali” delle strutture profonde della società… questi palazzi fatiscenti che convivono con vicini ristrutturati, sono un’immagine frequente.

Palazzo Civico (o Bacaredda) di Via Roma, sede del Comune:

https://old.comune.cagliari.it/portale/it/homepage.page

Un video abbastanza completo della città:

Certo un giro nell’entroterra, per cogliere più in profondità la bellezza di questa “terra aspra”, si dovrà pure compiere prima o poi, magari in occasione di “Cortes Apertas” che quest’anno sarà solo in forma digitale. Per un’idea dell’evento:

Autunno in Barbagia 2020, ecco tutte le date e i programmi!

https://libreriamo.it/poesie/poesia-grazia-deledda-sognare-bellezze-sardegna/

https://www.turismo.it/cultura/articolo/art/sardegna-la-poesia-di-nuoro-con-grazia-deledda-id-21910/?refresh_ce

 

 

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